Scuola Canavesana Cani da Soccorso


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Marco Nadalini

Articoli

La nascita delle Unità cinofile da Soccorso in Italia

Su L’origine delle
“Unità Cinofile da Soccorso Italiane”
di Marco Nadalini

Nelle ricorrenti frequentazioni con gli operatori cinofili italiani di Protezione Civile mi sono reso conto che sono ben pochi quelli che conoscono le origini della loro specializzazione.
Mi pare pertanto opportuno, finche v’è la possibilità di tramandarne la memoria, di narrare come effettivamente siano andate le cose.
Modestamente mi sento in grado di portare questa testimonianza diretta dei fatti avendo avuto l’occasione di vivere di persona quell’importante esperienza.
In quegli anni mi interessavo e per il vero mi interesso tutt’ora, di un settore diverso da quello cinofilo, quello del fuoristradismo, ma come risulterà poi chiaro, le due specializzazioni seguirono per un certo periodo lo stesso percorso formativo.

Il tutto iniziò il 6 maggio del 1976
Quell’anno un terremoto di eccezionale violenza sconvolse il Friuli mietendo 970 vittime. L’organizzazione nazionale di Protezione Civile in quegli anni era praticamente inesistente ed i soccorsi pur numerosi erano spontanei e non coordinati, anche lo stesso termine “Protezione Civile” non era stato ancora coniato.
L’Assistenza Pubblica di Parma si recò immediatamente a Gemona dove prestò la propria opera per un lungo periodo, stabilendo con la popolazione un rapporto di amicizia e collaborazione che si concretizzò poi con il gemellaggio tra le due città.

I vertici operativi dell’Assistenza Pubblica con grande senso pratico e mettendo da parte i campanilismi di Associazione, anziché accontentarsi dei seppur ottimi risultati ottenuti, fecero un’analisi obbiettiva dell’Intervento-Friuli e focalizzarono quali, a loro modo di vedere, erano state le carenze operative non solo riguardanti il loro settore, quello sanitario, ma anche quelle riguardanti gli altri settori del volontariato.

Nella loro mente prese forma un progetto molto ambizioso, quello di costituire un gruppo di specialisti individuati esclusivamente nel mondo del volontariato composto da tutte quelle componenti che potevano essere necessarie al superamento di una grave emergenza.
Si doveva passare di fatto da un’organizzazione prettamente sanitaria ad una molto più articolata e plurispecialistica con coordinamento unico e con allertamento h.24 (nb. che allora non esisteva ancora la legge 225 a garanzia del mantenimento del posto di lavoro e della retribuzione).
Furono quindi individuati i settori e le Associazioni che parevano necessarie al completamento del progetto.

Settore sanitario, aveva certo bisogno di aggiustamenti ma fondamentalmente era già perfettamente operativo e collaudato.
Per perfezionarlo ulteriormente si costituì ex novo un’Associazione di volontariato composta da operatori medici e paramedici (come veniva allora definito il personale infermieristico), individuandoli tra il personale sanitario che era già collegato per vari motivi all’A.P., questi a loro volta si organizzarono seguendo una preparazione specifica di gruppo.
Settore Cucina anche questo settore era già stato ampiamente collaudato a Gemona, si trattava ora di trovare delle sponsorizzazioni che permettessero di allestire una cucina più ampia con una capacità di 2000 pasti per poter far fronte sia al sostentamento dei volontari che a quello della popolazione.
Settore trasmissioni la prima grande carenza individuata nel soccorso della popolazione di Gemona era stata la mancanza di comunicazioni. Comunicazioni tra la sede centrale di Parma ed il Campo Operativo e tra questo e le squadre operative esterne.
Per questa incombenza si ricorse all’inglobamento nel “Sistema” dei radioamatori dell’ARI (Associazione Radioamatori Italiani) che poi costituirono tra i loro associati il CER (Corpo Emergenza Radio).
Settore Fuoristrada Altra carenza, la possibilità di spostarsi su terreni fortemente dissestati infangati ecc., per assolvere a questo compito fu contattato il mio club il “Club Alfa Matta” che di buon grado si mise a disposizione avendo già previsto nel suo statuto, fresco di pochi mesi, l’attività di soccorso alle popolazioni colpite da eventi di eccezionale gravità, meglio identificata come attività di “Solidarietà Civile”( nb. i mezzi allora impiegati erano di proprietà dei singoli associati).
Parimenti furono inseriti nel “Sistema” per il
- Settore di ricognizione, trasporto aereo e paracadutismo l’Aeroclub di Parma
e per il
- Settore Subacqueo l’Associazione Parmasub (FIPS).

Finalmente all’A.P. pareva di aver completato il gruppo SOG (Servizi Operativi Generali) così infatti si chiamava originariamente il Gruppo d’intervento dell’Assistenza Pubblica che però con l’ingresso delle nuove componenti venne rinominato Colonna mobile regionale “Volontari del Soccorso”dell’ Emilia Romagna.

Ed è a questo punto che entra il discorso Cinofilo (siamo alla fine dell’anno 1976 inizi del 1977).

Nell’intervento in Friuli i militi dell’Assistenza Pubblica avevano visto operare le unità cinofile Svizzere e Francesi e naturalmente si chiesero se sarebbe stato possibile trovare un gruppo Italiano da inserire nel loro “Sistema”.
Nella cinofila parmense spiccava la figura di Pino Gallotti, personaggio particolare, dal carattere non certo facile, ma di grande determinazione e di grande capacità. Il Gallotti aveva avuto la sua formazione cinofila in Cecoslovacchia nel periodo immediatamente successivo al secondo conflitto mondiale.
In quegli anni l’attività del Gallotti era rivolta alla preparazione dei cani da difesa per una qualificata clientela, alla preparazione dei cani per il conseguimento dei brevetti di lavoro e mediante una sua squadra partecipava alle gare di lavoro.
L’adesione al gruppo fu immediata ed immediato l’inizio degli estenuanti lavori per preparare i cani ed i conduttori che avrebbero dovuto ritrovare le persone sepolte sotto le macerie o disperse in superficie. Gallotti, almeno inizialmente, non faceva distinzione tra le due specialità, per lui il cane da soccorso doveva essere in grado di ritrovare chiunque ed in ogni condizione. Il metodo di ricerca in superficie adottato era, e fu sempre per la sua scuola, il metodo Americano, cioè il metodo con indumento o Whitney. .
Il suo gruppo che si chiamava e che tutt’ora si chiama “I LUPI”, fu sottoposto ad una preparazione estenuante, i regolamenti erano ferrei e non si poteva saltare un addestramento senza motivata giustificazione, pena la sospensione. A questo proposito è interessante rileggere il regolamento interno de “I LUPI” tutt’ora in vigore.
Non dimenticherò mai i primi due pastori tedeschi che intrapresero questo addestramento Arno prima e Marc poi, cani rustici, capaci di cercare sulle macerie, di cercare in superficie, capaci di attraversare torrenti in piena, come più volte ho visto fare e poi alla fine capaci di difendere il campo e le attrezzature.
A questo punto il “Sistema” era veramente completo, ora non mancava che coordinare il tutto in modo semplice ed efficiente.
Inutile dire che non fu per niente facile mettere insieme tante realtà nate con finalità diverse, ma dopo centinaia di ore trascorse in interminabili discussioni, dopo numerose esercitazioni, si raggiunse la meta stabilita.
La carta vincente fu il senso di responsabilità che manifestarono i vari coordinatori, ai quali spetta il merito di aver messo da parte l’orgoglio di Associazione e di aver puntato direttamente al traguardo finale, quello di unire tutte le forze per poter portare un concreto aiuto alle popolazioni colpite da calamità.
A cominciare dal 1977 furono numerose le ricerche in superficie effettuate da “I Lupi”
sull’Appennino parmense, ricerche delle quali purtroppo per la maggior parte se n’è persa la documentazione tra queste si ha memoria della ricerca di
Elio Baldi nel settembre 1978, di quella di
Prospero Zerbini nel giugno 1979 e molto più tardi di quella ricerca di un non meglio identificato sig. D.D. nel novembre 1991 citata nell’allegato – Il Cane nella Società – a
pg. 49 della “Grande Enciclopedia del Cane” De Agostini.

Domenica 23 novembre 1980 ore 19,34

Una delle date più tragiche della nostra storia, - Il terremoto in Irpinia, che mieterà 2.750 vittime -.
Il nostro sistema (Colonna mobile Regionale Volontari del Soccorso dell’Emilia Romagna) viene messo in preallarme alle ore 21 ma non abbiamo l’ordine di partire, per tutta la notte i nostri radioamatori restano in ascolto mettendosi in collegamento con le zone colpite, all’alba il responsabile delle trasmissioni annuncia che si presuppone un disastro con diverse migliaia di morti (la televisione parla invece di 2-300 morti).
Si preparano alla partenza – i Volontari dell’A.P., i radioamatori dell’ ARI-CER, i fuoristradisti dell’ALFA MATTA, e naturalmente le UCS “I LUPI”.
Inutile qui ricordare tutti i disguidi che ci portarono ad intervenire con un ritardo di due giorni (v. diario allegato).
Comunque alla fine si giunse in zona operativa – il pomeriggio di martedì 25 novembre del 1980 raggiungiamo Castelgrande dove vennero effettuate storicamente le prime ricerche delle UCS italiane in intervento reale su macerie, ci vengono richieste le UCS via radio per ricercare cinque persone sepolte, purtroppo nessuna di queste verrà estratta viva.
Il gruppo esplorante composto solo dai radioamatori, dal medico e dalle UCS trasportati dai fuoristradisti sui loro mezzi 4x4, raggiunge Mercoledì 26 Pescopagano e quindi Senerchia dove verrà allestito il Campo Base.
Le UCS faranno un lavoro continuativo per diversi giorni individuando decine di corpi sia nel Comune di Senerchia che in altri comuni dell’area interessata dal Sisma, purtroppo una sola persona sarà estratta viva, una ragazza di nome Liberata. Tutta notte poi i cinofili con l’appoggio dei volontari fanno servizio di sorveglianza del campo ed attività antisciacallaggio.
Vorrei riportare un fatto che può essere interessante per i cinofili, il vecchio centro di Senerchia, quello ove vi era la massima concentrazione di case crollate, era un centro prettamente rurale ove nei piani a livello stradale erano state ricavate le stalle, quindi era alta la percentuale di carcasse di ovini, asini, suini e anche bovini sepolti sotto le macerie, orbene i cani pur non avendo avuto un addestramento specifico non segnalavano gli animali ma solo le presenze umane.

Da questa data la Cinofilia Italiana di Protezione Civile ha progredito in continuazione arrivando a risultati di eccellenza, per il numero di UCS disponibili, per la distribuzione pressoché completa su tutto il territorio nazionale e per l’alta preparazione raggiunta, ma proprio per questo è importante non dimenticare le proprie radici e con esse, quelle figure che hanno reso possibile questo tragitto, primo fra tutti Pino Gallotti.
L’intervento cinofilo si protrasse sino alla fine del 1980 (circa 40 giorni) e Pino Gallotti assunse poi l’incarico di Capo Campo proprio nel periodo di quel Natale. In quell’occasione i volontari presenti al campo gli regalarono un pupazzetto di gomma snodato, che rappresentava il famoso Pluto di Walt Disney, oggetto che tenne sempre in gran conto sino alla sua scomparsa avvenuta nella notte tra il 14 ed il 15 ottobre del 1999.
Ci si può chiedere perché un gruppo cinofilo rimase in zona operativa per un periodo così lungo,
la risposta è semplice e va ricercata nella filosofia operativa de “I Lupi” e di tutti gli altri gruppi specialistici che aderirono allora alla “Colonna mobile regionale Volontari del Soccorso dell’Emilia Romagna, e che oggi sono parte costituente del “Comitato Provinciale di Parma delle Associazioni di Volontariato di Protezione Civile”,
ogni Associazione presta la propria opera, in primo luogo negli interventi che interessano la propria specializzazione, in seguito si rende disponibile per qualsiasi compito che sia necessario al superamento dell’emergenza. In Irpinia, cessata la fase di ricerca sotto le macerie, i cinofili de
“I Lupi” insieme ai colleghi delle altre Associazioni si adoperarono per aiutare la popolazione in ogni modo possibile relativamente alle proprie disponibilità operative.

Elenco delle UCS che parteciparono a quel primo intervento in Irpinia

Pino Gallotti unità Arno (pastore tedesco) I Lupi
Pierangela Catellani unità King (pastore tedesco) I Lupi
Enzo Ugolotti unità Shark (pastore tedesco) I Lupi

In seguito (secondo turno)

Gianni Bassetti unità Dick (pastore tedesco) CUD Bollate
Rosanna Sirti unità Manta (collie) CUD Bollate
Paolo Villani unità Vit (pastore tedesco) I Lupi
Paolo Barbarini (pastore tedesco) I Lupi
Anna Solombrino Logistico I Lupi


Costituzione della Colonna Mobile di Parma che raggiunse Senerchia

8 autoambulanze delle Assistenze Pubbliche
1 autoambulanza dell’Ospedale Maggiore di Parma con 2 infermieri professionali
campagnola attrezzata per la disinfezione e disinfestazione dell’A.M.N.U. di Parma con 2 operatori
autocarri in dotazione all’A.P. di Parma con le attrezzature
3 gruppi elettrogeni
2 cucine da campo
alcune tende ministeriali
servizi di infermeria ecc.
3 unità cinofile trasportate sui mezzi fuoristrada del Club Alfa Matta
5 fuoristrada del Club Alfa Matta
1 jeep Renegade
2 Alfa “Matta”
1 Dahiatsu taf 20
1 Land Rover Half-tonn
2 radiamatori del CER-ARI di Parma
80 militi delle A.P.
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