Sulla scelta del cucciolo

di Giorgio Ravinale

Negli ultimi tempi si è notata una forte crescita del numero di cani con problemi comportamentali; perché?

Abbiamo mai pensato a quanto sia venuto a modificarsi il nostro modo di vivere rispetto a quello dei nostri nonni? L’industrializzazione ha generato un allontanamento dell’uomo dalla natura; oggi l’uomo vive freneticamente in un ambiente caotico. Questo modo di vivere va assolutamente in contrapposizione con le leggi della natura e, se l’uomo è riuscito in qualche modo ad adattarsi in tempi relativamente veloci, il cane, non ravvisandone l’utilità, tende a conservare le proprie caratteristiche naturali. Fortunatamente, parallelamente al cambiamento del nostro modo di vivere, lo studio delle scienze comportamentali ha fatto dei grossi passi avanti mettendoci a disposizione una quantità di informazioni tali da poterci aiutare ad affrontare i problemi derivanti dalla nuova situazione.

Senza nulla togliere all’importanza degli studi trasmessi da personaggi come Pavlov, Skinner, Lorenz, il grosso contributo alla rivoluzione delle conoscenze comportamentali fu dato da William Campbell, veterinario comportamentalista americano, che all’inizio degli anni 80 pubblicò il primo testo di psicologia canina dando il via ad una corrente che indirizzò gli studiosi a dedicare un  interesse sempre crescente all’osservazione del comportamento del cane.

Conosciamo tutti i successi ottenuti in campo internazionale dalla Ferrari; da cosa scaturiscono questi comportamenti vincenti? Sicuramente da un’ottima progettazione, da una profonda conoscenza delle problematiche tecnologiche e dal loro continuo aggiornamento. Alla stessa stregua, l’educazione (progettazione della vita) che impartiremo ai nostri cani indirizzerà il comportamento di ogni singolo soggetto in età adulta.

Il comportamento può essere considerato come la somma risultante da informazioni trasmesse geneticamente e da altre apprese per esposizione all’ambiente. Le prime possono influenzarlo al massimo per il 30% mentre l’ambiente in cui il cucciolo viene a trovarsi gioca un ruolo determinante influenzando il comportamento per il rimanente 70%.

È evidente che, se l’ambiente gioca un ruolo così importante nella definizione del comportamento, sarebbe opportuno, volendo agire responsabilmente, indirizzare la scelta del cucciolo verso un soggetto che ne sia compatibile.

Ogni cane, indipendentemente dalla razza di appartenenza, ha caratteristiche e quindi necessità differenti dagli altri pur nella stessa cucciolata.

La scelta dovrebbe essere condizionata dalla composizione del nucleo famigliare, dalla situazione abitativa, dalla disponibilità di tempo da dedicare all’educazione ed alla compagnia del nostro nuovo amico, dall’esperienza eventualmente già maturata nell’educazione di altri soggetti, dalla presenza di altri animali in famiglia ecc.

La scelta non dovrebbe mai essere determinata da fattori estetici, emotivi o, peggio ancora, dettati dalla moda.

È importante considerare che il nuovo arrivato condizionerà la nostra vita per parecchi anni.

Il più delle volte, al momento di adottare un cucciolo, non si fanno queste considerazioni pensando che i cani siano tutti uguali; molto raramente si interpella un esperto che possa indirizzare la scelta. Così  capita, purtroppo spesso, che il cucciolo che si adotta non sia quello adatto all’ambiente in cui andrà a vivere,  cosa che generalmente favorisce l’insorgere di  problematiche comportamentali  a volte anche gravi.

Scelto il cucciolo, viene l’ora di portarlo a casa! A questo punto è importante tenere ben presente la condizione psicologica del cagnolino: la sua vita sta subendo una sostanziale rivoluzione. Improvvisamente vengono meno tutte le sue certezze: non c’è più la sua mamma a dargli sicurezza; non ha più i fratellini con cui giocare; la nuova “tana” è completamente diversa da quella a cui era abituato; i suoi nuovi compagni sono così diversi da quelli di prima ecc. ecc.

Consentiamogli di ambientarsi in una situazione di massima tranquillità. Lasciamogli ispezionare la nuova abitazione; evitiamo di stressarlo richiamandolo in continuazione; impediamo, per il momento, manipolazioni esagerate. Mettendo in atto questi semplici suggerimenti, in pochissimo tempo il nostro nuovo compagno si ambienterà alla nuova situazione senza subire grossi traumi e, solo allora, potremo iniziare le pratiche educative.

I nostri comportamenti dovranno, senza ombra di dubbio, farci identificare come leader; per essere un buon leader non è assolutamente necessario usare la violenza (in natura un soggetto violento viene emarginato in quanto pericoloso per la sopravvivenza del gruppo). Il leader è il soggetto più coerente, più esperto, più intelligente; è quello che garantisce cibo e sicurezza agli altri componenti del branco.  Il leader sa cosa sia giusto e cosa non lo sia, non cede mai a compromessi. Autorevolezza,  e non autorità, dovrà essere la nostra parola d’ordine.

Esattamente come per l’educazione dei bambini, dovremmo fin da subito mettere in campo due atteggiamenti fondamentali: fermezza e coerenza.

Con il termine “fermezza” si intende la capacità di prendere decisioni emotivamente difficili ma che rappresentano l’interesse educativo del piccolo. Questa capacità è indispensabile per esercitare nei confronti del cucciolo la funzione di guida, funzione essenziale per la corretta crescita al pari dell’accudimento e della protezione.

Quando si chiede qualcosa, cascasse il mondo, il cucciolo la dovrà fare. Solamente in questo modo il piccolo si convincerà che non siamo dei “quaquaraquà” e quindi, potrà aver fiducia in noi.

Per “coerenza” si intende un comportamento volto a non disdire o a non contraddire ciò che si è affermato in passato. Se si accetta un comportamento, lo si dovrà accettare sempre; viceversa, se non lo si accetta , dovrà sempre essere vietato. Per esempio: se autorizziamo il piccolo a saltarci addosso per comunicarci la sua felicità, non possiamo pretendere che lo faccia solo quando siamo vestiti da “battaglia”…. Il cane non è in grado di discriminare la qualità del nostro abbigliamento. Al contrario, avendo deciso che il cane non deve saltare addosso, la regola dovrà essere rispettata sempre, indipendentemente dalla situazione contingente.

Le nostre interazioni con il cucciolo dovranno, fin da subito, insegnargli che, in qualunque situazione, potrà scegliere tra due alternative; una che lo porterà verso una situazione conveniente e, al contrario, una che darà origine ad un effetto poco interessante.

In relazione alle sue risposte comportamentali, introdurremo due “parole chiave” : NO e BRAVO. Ovviamente il cucciolo non sarà inizialmente in grado di comprendere il significato di questi due suoni; saremo noi che, differenziando il tono, dovremo fargli capire che alcune sue risposte comportamentali non sono gradite (NO con tono secco ed irritato quasi ad imitare il ringhio), altre invece, rinforzate da noi con un BRAVO proferito con tono aperto e gioioso, sono benaccette.

Altro argomento che merita grande attenzione ai fini di una corretta educazione è l’aspetto cognitivo. È ormai consolidatala la conoscenza delle attività cerebrali del cane; si sa che il cane possiede un numero di neuroni tale da consentirgli di formare connessioni capaci di avvicinarsi al ragionamento. Ma, esattamente come succede con gli esseri umani, le capacità cognitive vanno stimolate con l’allenamento. L’introduzione di semplici esercizi di attivazione mentale, farà si che in nostro amico impari che, di fronte ad un qualsiasi problema, potrebbe essere in grado di trovare da solo la soluzione. Questa consapevolezza sarà utilissima in età adulta per garantire al cane un ottimo livello di equilibrio.

Succede esattamente lo stesso fenomeno che nel mondo umano porta soggetti che da bambini non hanno mai dovuto risolvere problemi, a cui i genitori hanno sempre tolto le patate bollenti dal fuoco adagiandoli sempre sulla bambagia a non essere in grado in età adulta di affrontare tranquillamente le problematiche  della vita quotidiana .

Appunto l’equilibrio è un’antagonista naturale ai problemi comportamentali e un suo componente importante è l’autocontrollo; l’autocontrollo in natura viene insegnato dalla mamma attorno ai tre mesi di vita. Dato che i cuccioli di solito lasciano la mamma prima di tale periodo, sarà nostro dovere sostituirci a lei in questo importante insegnamento. Come? Con semplicissimi esercizi che lo portino a situazioni a lui convenienti a condizione che sia tranquillo. Giocando con lui, faremo in modo di innalzare il suo livello di eccitazione, quindi, sospendendo improvvisamente il gioco, gli chiederemo di tranquillizzarsi e, raggiunta la tranquillità, lo rinforzeremo con qualcosa di suo gradimento.

Il messaggio che vorrei lasciare con queste poche righe è che il  cucciolo, come qualsiasi essere vivente ha delle esigenze che, volendo consapevolmente sostituirci ai suoi genitori per guidarne la crescita, dovremmo conoscere molto bene. In ambiente umano, d’altro canto, non ci sogneremmo mai di guidare coscientemente un’automobile senza prima conoscerne i principi elementari di funzionamento!!!