RINFORZO E PUNIZIONE
Di Giorgio Ravinale
Approfondiamo
ora il concetto di "rinforzo", argomento su cui si fa spesso confusione
e sul quale studi recenti hanno dimostrato come in passato venisse mal
utilizzato dalla maggioranza degli Istruttori cinofili
Si definisce "rinforzo" tutto ciò che, offerto al cane
immediatamente dopo aver ottenuto una risposta, tende a fissare la risposta
data.
In molti libri di educazione ed addestramento troviamo descritto l'uso di
premio e punizione. È la solita storia del bastone e della carota: l'animale
impara a fare qualcosa per evitare il bastone o per ottenere la carota.
A che cosa serve il premio?
A far capire al cane che siamo contenti di quello che ha fatto..
Il cucciolo viene premiato quando fa la pipi fuori casa e viene punito quando
la fa dentro.
Per premiare il cane si può usare la voce: "bravo!!!!", il contatto
fisico: "carezze", il cibo: "biscottino", il gioco:
"pallina". L'importante è che il cane capisca che siamo contenti
del suo comportamento così la prossima volta farà la stessa cosa.
Per cui premio = far capire al cane che siamo contenti di lui. Giusto?
No! assolutamente sbagliato! Per insegnare al cane a ripetere un certo
comportamento, dobbiamo fargli capire che quel comportamento è piacevole e
vantaggioso per lui. Non è importante quanto siamo contenti noi ma quanto sia
contento il cane.
È proprio questo il concetto basilare del rinforzo: non una cosa che noi
diamo al cane ma una cosa che il cane vuole ottenere. Può arrivare da noi o
no, questo non è importante; però deve essere qualcosa che al cane piace
molto.
Seguire un cane che tira al guinzaglio non è certo un modo per fargli capire
che siamo contenti di questo comportamento. Seguendolo però rinforziamo la
tendenza a tirare al guinzaglio, perché il cane ottiene qualcosa che gli
piace: andare dove vuole.
Rimane evidente allora quale sia l'importanza della scelta del rinforzo
giusto.
Siamo certi che il nostro cane ami il formaggio? Probabilmente quasi sempre;
ma se a passeggio egli incontra un altro cane è quasi certo che del nostro
formaggio non gli importerà più nulla ma tenderà a sfuggirci per andare a
giocare con l'amico incontrato.
Anche se solitamente gioca come un pazzo con la pallina, in una torrida
giornata d'estate cercherà di raggiungere un posto all'ombra, magari una
ciotola di acqua fresca, subordinando in secondo piano la pallina.
Cibo, gioco, contatto sociale: tre cose che il cane desidera, ma il loro
potere rinforzante dipende dalla situazione. Per sfruttare tutte le
potenzialità del rinforzo, è importante capire cosa vuole il cane nelle varie
situazioni. Provate ad usare rinforzi diversi e ad osservare il vostro cane.
Adattate la scelta del rinforzo alla situazione.
Quando avrete scoperto cosa piace al vostro cane, potrete usare quella cosa
per far si che egli ripeta un certo comportamento. Tutto quello che dovrete
fare è rinforzare al momento giusto.
Il comportamento è fortemente condizionato dagli eventi immediatamente
conseguenti e a seconda dell'esito si potrà rinforzare od indebolire. Se la
conseguenza è piacevole, il comportamento si manifesterà con maggiore
frequenza; se spiacevole o se niente accade , tenderà invece ad estinguersi.
Prendiamo ora in considerazione un'azione che il cane propone spontaneamente,
ad esempio il sedersi; supponiamo di volerla rinforzare. Possiamo premiare il
cane con del cibo appena lo vediamo assumere la posizione di seduto, oppure,
attraverso il guinzaglio, esercitare sul collo una leggera trazione verso il
posteriore fino a che il cane si siede. In entrambi i casi abbiamo applicato
un rinforzo ma di natura differente. Nel primo caso abbiamo dato un rinforzo
positivo, cioè abbiamo offerto al cane qualcosa di gradito; nel secondo caso
invece un rinforzo negativo, abbiamo cioè rimosso una condizione fastidiosa
(la pressione sul collo).
Consideriamo ora un comportamento che vogliamo eliminare.
Capita spesso, quando offriamo il pasto al nostro amico, che ci saltelli
intorno per l'eccitazione. Per correggere questo comportamento, non appena
salta possiamo dargli una pestatine alle zampe, oppure voltarci e,
ignorandolo, lasciarlo senza cibo. In entrambi i casi abbiamo inflitto una
punizione. Nel primo caso si è trattato di una punizione positiva, cioè
abbiamo provocato dolore; nel secondo invece di una punizione negativa, cioè
abbiamo sottratto qualcosa di ambito (la prospettiva del pasto).
Una terza possibilità potrebbe essere quella di rimanere completamente
passivi, con la ciotola in mano ad aspettare. A lungo andare l'agitazione
cesserà spontaneamente e potremo elargire il cibo (rinforzo positivo).
Da questi esempi deduciamo come manipolando gli esiti possiamo esercitare un
controllo sul comportamento. Dobbiamo prestare attenzione a come le nostre
scelte possano influenzare il carattere del cane ed il nostro rapporto.
Rinforzo negativo e punizione positiva implicano chiaramente coercizione. Se
questo sarà l'orientamento prevalente, avremo un cane che si preoccuperà di
evitare piuttosto che collaborare, che si disporrà passivamente nei nostri
confronti e che rivolgerà altrove i propri interessi. Se esercitiamo su di un
cane pesanti pressioni, diventerà probabilmente diffidente e timoroso ed in
alcune situazioni potrebbe addirittura manifestare aggressività.
Rinforzando positivamente stabiliremo invece una relazione ben diversa. Il
cane sarà motivato a partecipare attivamente a tutto ciò che gli proporremo,
avrà fiducia in noi e sarà disposto a dare il meglio di se.
Abbiamo visto come innalzare quei comportamenti che riteniamo vantaggiosi,
rinforzandoli positivamente piuttosto che negativamente. Possiamo liberarci
di quelli indesiderati ignorandoli, piuttosto che punendoli.
Ma è sempre possibile?
Supponiamo che il nostro cane abbai insistentemente quando rimane solo.
Abbiamo provato ad ignorarlo ma questa abitudine persiste nostro malgrado.
Evidentemente c'è qualcosa che a noi sfugge che rinforza questo
comportamento. Allora cosa ci resta da fare se non punirlo? Proviamo invece a
riflettere su quale potrebbe essere la motivazione che lo spinge ad abbaiare
in quel modo. Potrebbe essere la noia per esempio. Allora, anziché punirlo,
potremmo proporgli qualcosa che lo tenga impegnato durante la nostra assenza.
Risolveremmo ugualmente il problema senza creare tensione.