Introduzione alla conoscenza dei
meccanismi mentali del cane
di Giorgio Ravinale
Analizzando le metodologie di
addestramento adoperate in passato, scopriremo che i principali strumenti
utilizzati dall'uomo erano collare, guinzaglio e forza di braccia. La regola
principale era: "devi fare ciò che ti ordino" o ancora " fallo altrimenti…..".
Il risultato di questo sistema erano cani che, supposto di trovare soggetti
sufficientemente forti da sopportare il metodo, lavoravano probabilmente anche
bene, ma solamente per evitare le punizioni; generalmente erano cani fortemente
sottomessi e poco collaborativi.
L'addestramento si sviluppava
principalmente sulla base di criteri empirici e molto spesso istintivi. Non
sempre però, ciò che ci suggeriscono il nostro intuito e la nostra esperienza ci
portano al massimo dei risultati ottenibili.
Fortunatamente l'evoluzione
culturale ha reso l'uomo meno rozzo e più propenso ad utilizzare le conoscenze
scientifiche di cui man mano veniva a conoscenza. Così, anche in campo cinofilo,
laddove l'uomo non può usare la forza è costretto ad usare il cervello
cominciando ad impostare il lavoro con i cani basandosi su teorie scientifiche
derivanti dallo studio del comportamento.
Il risultato di queste
innovazioni non è stato semplicemente quello di raggiungere gli stessi obiettivi
senza l'utilizzo di metodi coercitivi, cosa di per se già molto positiva, ma
anche e soprattutto quello di avere al nostro fianco un cane fortemente motivato
a lavorare con noi, collaborativo e felice di poter fare attivamente qualcosa
con il proprio conduttore.
In considerazione del fatto che noi ci occupiamo della preparazione di cani da
soccorso e che per effetto delle caratteristiche del lavoro che andranno a
svolgere ci si augura che essi siano motivati, collaborativi e felici di operare
con noi, ritengo valga la pena approfondire questo discorso.
La psicologia canina ci viene in
aiuto trasmettendoci preziose informazioni sui sistemi di apprendimento dei cani
e su come sia possibile condizionare e controllare efficacemente i loro
comportamenti.
Fai questo altrimenti ti……, se
fai questo allora ti……… Frasi di questo tipo ci erano molto famigliari. Gli
strumenti più comuni per indurre qualcuno a fare qualcosa, nel passato, sono
infatti stati costrizione e ricatto.
Analizziamo ora il nostro stato
d'animo quando siamo noi stessi nella posizione di vittime che devono subire
forme costrittive e ricatti; eseguiamo quanto richiesto con passività, ci
innervosiamo e, quando possibile, ci defiliamo.
Il nostro atteggiamento sarà
completamente differente se saremo ben motivati; diventeremo partecipi, attivi e
ben disposti.
Ma da dove nasce la motivazione?
Dalle gratificazioni che spesso ricompensano il nostro operato.
Noi normalmente, per abitudine
acquisita, tendiamo ad ignorare i comportamenti graditi ed a punire quelli non
desiderati. Modifichiamo queste tendenze premiando i primi ed a ignorando i
secondi… Con questo minimo stratagemma verrà potenziata sensibilmente la
motivazione ed i risultati dei nostri insegnamenti verranno fissati nel tempo.
Sfortunatamente molti cinofili, quando le cose non funzionano, hanno la
convinzione che la responsabilità di ciò che sta accadendo sia soprattutto del
cane che non si comporta come dovrebbe. Questa convinzione porta a cercare la
soluzione dei problemi in maniera umana; punendolo molto spesso lo vedremo
assumere un atteggiamento colpevole ogni volta che ci vedrà adirati.
Proprio l'atteggiamento
colpevole potrebbe trarci in inganno convincendoci che il cane abbia capito di
aver sbagliato e perciò insista in quel dato comportamento solo per farci
dispetto. In questo modo però il cane dimostrerà solamente di aver associato:
l'uomo ha un certo atteggiamento = guai
in vista.
I conflitti generano sempre
ansia e stress sia nel cane che nell'uomo; per evitarli sarebbe opportuno
trovare la spiegazione razionale per ogni dato comportamento del nostro amico.
L'affetto ed il buon senso non sono sempre sufficienti per comprendere e per
farci comprendere.
Il comportamento di un cane,
così come il suo aspetto, è il risultato dell'influenza combinata tra
informazioni genetiche e ambiente in cui vive, proprio come un piatto prelibato
è il risultato della ricetta e dei diversi ingredienti utilizzati.
Come per ogni animale domestico,
la ricetta del cane non è originale, ma è derivata dall'antenato selvatico: lupo
e cane condividono un patrimonio genetico tanto simile da poter essere
classificati nella stessa specie: canis lupus.
Il cane però, non è
semplicemente un lupo da salotto; è un animale altamente specializzato,
perfettamente adattato all'ambiente domestico, proprio come il lupo è
perfettamente adattato all'ambiente selvatico. Il cane è cambiato per
l'intervento diretto dell'uomo che, attraverso la selezione, aumenta o riduce
alcuni comportamenti e determinate attitudini, allo stesso modo con cui
seleziona l'altezza o il colore del pelo per una certa razza.
Tutti i cani, siano essi di
razza o meticci, mantengono comunque lo stesso comportamento di base.
Il cucciolo di cane eredita
quindi il risultato genetico di quest'antica e in parte ancora misteriosa storia
di uomini e di lupi ma non solo: subisce anche l'influenza dell'ambiente in cui
vive. Per ambiente intendiamo tutto il mondo esterno, dalla pancia della mamma
fino alle carezze dell'uomo o ai rumori di una strada trafficata.
Tutto questo influenza lo
sviluppo del comportamento del cane proprio come una buona o cattiva
alimentazione influisce sulla sua crescita fisica.
In alcuni comportamenti è più
forte la componente genetica, il cane è in grado di esibirli in modo completo ed
efficace fin dalla prima volta ed è poco influenzabile dall'esterno. In altri
invece è maggiore la componente ambientale ed il cane è in grado di modificare
il suo comportamento, quindi di imparare.
Andiamo ora
ad analizzare i principali meccanismi di apprendimento.
Troveremo:
1. l'apprendimento per assuefazione;
2. l'apprendimento intuitivo;
3. l'apprendimento latente;
4. l'apprendimento per condizionamento;
5. l’apprendimento complesso o cognitivo.
Apprendimento intuitivo:
è dato da situazioni in cui il cane, dimostrando capacita di discernimento,
sceglie da solo una soluzione piuttosto che un'altra.
Apprendimento per assuefazione: si intende quel meccanismo grazie al
quale il cane impara ad abituarsi alla presenza di determinati stimoli senza
reagire ad essi . Non comporta una risposta ad uno stimolo ma piuttosto la
perdita di uno stimolo già esistente.
Ricordiamo la prova effettuata in laboratorio con
una lumaca su di un vetro: la prima volta che il ricercatore ha battuto un dito
sul vetro, la lumaca si è rintanata nel proprio guscio. Ripetuto più volte
l'esperimento, dopo un po', la lumaca non ha più reagito (perdita dello stimolo
reattivo). Il problema di questo tipo di apprendimento è dato dal fatto che
cambiando i parametri (luoghi, tempi, soggetti), cambiano i risultati per cui è
di difficile applicazione didattica.
Apprendimento latente:
viene definito apprendimento latente, quel tipo di associazione in cui lo
stimolo non si esaurisce in una risposta evidente. Tutto ciò che viene appreso
rimane apparentemente nascosto (latente), per emergere in seguito a fronte di
specifiche necessità.Si consiglia sempre di terminare le sedute di addestramento
in maniera positiva; l'esercizio ben fatto rimane appreso in maniera latente e
si manifesterà in futuro consolidando il livello tecnico del cane.
Apprendimento per condizionamento:
con il termine condizionamento intendiamo una generica influenza sul
comportamento di un soggetto in funzione di quel che è accaduto nel passato. In
psicologia questo termine rimanda direttamente agli studi effettuati dal russo
Pavlov (premio Nobel per la medicina nel 1904) e dall'americano Skinner.
Pavlov introdusse il concetto di condizionamento classico, Skinner quello di
condizionamento operante.
Pavlov giunse allo studio del condizionamento
attraverso gli esperimenti sull'apparato salivare dei cani. Egli notò che
introducendo del cibo in polvere nella bocca del cane, aumentava il flusso di
saliva. Cominciò quindi a far precedere un suono di campanella alla
somministrazione del cibo. Gradualmente il flusso di saliva del cane cominciò ad
aumentare al suono della campanella, anche quando non veniva dato il cibo. Nella
terminologia di Pavlov il cibo è lo stimolo incondizionato, la risposta di
salivazione del cane la risposta incondizionata, la campanella lo stimolo
condizionato e la salivazione che segue il suono della campanella la risposta
condizionata.
Associando quindi a stimoli incondizionati
(primari), stimoli condizionati (ad esempio i comandi), indurremo il nostro
amico a dare una risposta condizionata. Per esempio se nel momento in cui il
nostro cane, per effetto di stanchezza (stimolo incondizionato) assume la
posizione sdraiata (risposta incondizionata), emettiamo quello strano suono che
fa "terra" (stimolo condizionato), dopo un certo numero di sequenze seguite da
un rinforzo positivo, noteremo che sarà sufficiente il comando "terra" perché il
cane ne assuma la posizione.
Skinner arrivò invece alla sua teoria attraverso le
osservazioni sui topi. Rinchiusi in una gabbia i topolini ottenevano del cibo
solo quando azionavano una leva. All'inizio un topo poteva andare avanti per
molto tempo prima di azionarla accidentalmente. Skinner osservò che la leva
veniva premuta sempre più frequentemente: il topo aveva imparato che azionando
la leva otteneva del cibo. Nella terminologia di Skinner il cibo costituisce il
rinforzo. Esiste ovviamente anche la punizione: se anziché il cibo il topo
riceve una scarica elettrica, impara a non azionare la leva. Questo
condizionamento viene definito operante proprio perché il soggetto in questione
apprende agendo direttamente (operando) su stimoli ambientali che lo circondano.
La teoria di Skinner diede vita ad una corrente
filosofica denominata Comportamentismo (1913) che stabiliva che ad uno stimolo
dovesse seguire una risposta (indipendentemente dal tipo di animale utilizzato).
Questa teoria basa le sue radici sul rifiuto della possibilità che l'animale
possa avere delle capacità di elaborare dei concetti mentali.
Apprendimento
complesso o cognitivo: a questo argomento sarà dedicato un
articolo a parte.