Apprendimento cognitivo.
I fattori cognitivi giocano un ruolo fondamentale nel condizionamento: una risposta operante viene condizionata solo quando l’organismo interpreta il rinforzo come “controllato” dalla sua risposta, cioè l’organismo percepisce una connessione tra risposte e rinforzo. Secondo la prospettiva cognitiva il punto cruciale dell’apprendimento è insito in un’abilità dell’organismo a rappresentarsi mentalmente aspetti del mondo e ad operare poi su queste rappresentazioni mentali piuttosto che direttamente sul mondo. In sostanza, le rappresentazioni mentali descrivono la realtà meglio delle associazioni e le operazioni mentali possono costituire una strategia. Studi sperimentali dimostrano che gli esseri viventi possono sviluppare:
· mappe cognitive;
· concetti astratti come quello di causa;
· risolvere problemi e generalizzare le soluzioni (insight).
L’apprendimento per “insight” (intuizione) è la soluzione improvvisa di un problema e non il risultato di un processo graduale per prove ed errori; una volta scoperta, la soluzione può essere riutilizzata e trasferita ad altre situazioni.
Secondo l’ipotesi “comportamentista”, l’apprendimento è una semplice associazione, ovvero il comportamento viene richiamato da un legame “stimolo-risposta” attraverso la semplice sequenza ravvicinata ad uno “stimolo incondizionato” (classico) oppure ad una precisa conseguenza della risposta (operante). In una situazione molto semplice, il legame S-R può essere un modello molto valido da un punto di vista esplicativo, ma in una situazione dove il soggetto deve compiere un’azione complessa, utilizzando il modello S-R bisogna prevedere una lunga catena di associazioni restando vincolati ad un preciso ordine seriale della sequenza (comportamento incanalato).
L’ipotesi “cognitivista” sostiene che apprendere significa formare uno schema di elaborazione (rappresentazione) dei dati in ingresso. La rappresentazione è un sistema di processazione multiplo che permette delle integrazioni libere dei dati acquisiti. Nelle rappresentazioni:
· gli elementi possono essere messi in relazione e integrati in vario modo e non solo in sequenza;
· gli elementi possono essere ricostruiti a partire da porzioni o assemblati tra loro;
· gli elementi possono essere desunti a partire da indizi o da elementi;
· la mente prova diverse combinazioni per arrivare ad un’interpretazione giusta del problema.
In pratica una rappresentazione non è altro che uno schema mentale che orienta il processo comportamentale offrendo delle indicazioni privilegiate di interpretazione e di elaborazione dei dati, processo che si modifica o si sviluppa nell’interazione soggetto - mondo attraverso l’evoluzione dell’apprendimento.
Ne è un esempio l' "apprendimento ad apprendere", che è quella capacità di apprendere un compito o risolvere un problema dopo aver avuto esperienza di compiti e problemi analoghi, e dopo essere entrati in possesso di strumenti cognitivi per prevedere gli esiti di determinati comportamenti.
Le esperienze maturate in tanti anni di attività cinofile indirizzate all’utilizzo del cane nel sociale, ci hanno insegnato che le impostazioni basate sul concetto cognitivo, fissano risultati altrimenti irraggiungibili. In pratica si tende, fin dai primi mesi di vita, ad insegnare al cane che, di fronte ad un qualsivoglia problema, potrebbe essere in grado di giungere ad una soluzione da solo. A tal proposito gli si propongono delle attività ludiche che lo costringano ad attivarsi mentalmente al fine di ottenere rinforzi positivi (giochi di problem solving).
Ovviamente questo tipo di approccio presuppone che anche nel quotidiano, il nostro amico sia spronato a trovare da solo le soluzioni migliori ad ogni questione. Saranno perciò evitate tutte le forzature atte ad indirizzare il cane verso l’obbiettivo ma lo si lascerà “ragionare” e, da solo, dovrà concludere positivamente le attività. Così facendo verranno archiviate dall’animale molte esperienze (mappe mentali) che potranno essere richiamate in caso di necessità. Tanto più schemi saranno presenti nell’archivio cerebrale del cane, tanto più facile sarà per lui trovare delle soluzioni.
Sia i cani indirizzati alla ricerca di persone, sia quelli utilizzati in attività o in terapie assistite, durante il loro lavoro si troveranno spesso di fronte a situazioni assolutamente nuove; i soggetti abituati ad affrontare le novità con l’obbiettivo di risolverle, saranno sicuramente avvantaggiati rispetto a quelli addestrati con metodologie tradizionali che prevedevano esclusivamente l’utilizzo del condizionamento. I primi infatti, non essendo legati a schemi prefissati, avranno un campo di azione molto più esteso, cosa che permetterà loro di trovare una strada percorribile verso la soluzione del nuovo problema. Si tratta dello stesso fenomeno per cui i bambini abituati ad avere sempre qualcuno che gli risolve i problemi, in età adulta non saranno in grado di affrontare da soli le problematiche della vita quotidiana, cosa che potrà generare situazioni di disagio che spesso, purtroppo, evolvono drammaticamente.